Curciarello sulla legge regionale per le coop di comunità

Curciarello sulla legge regionale per le coop di comunità

Curciarello sulla legge regionale per le coop di comunità La legge sulle cooperative di comunità apre nuove opportunità di sviluppo locale e coesione sociale per l’Abruzzo. Nell’intervista, Mimmo Curciarello racconta come queste realtà possono ridisegnare il futuro delle aree interne.

Categorie: Primo PianoDall'UnioneFederabitazione

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La recente approvazione da parte del Consiglio regionale dell’Abruzzo della legge regionale sulle cooperative di comunità segna una tappa decisiva per lo sviluppo territoriale della nostra regione. Questo provvedimento legislativo offre un quadro normativo stabile per le cooperative di comunità, riconoscendole come strumenti chiave di coesione sociale, di rigenerazione economica delle aree interne e di partecipazione attiva alla vita delle comunità locali.

Per approfondire i possibili impatti e le potenzialità di questa legge, abbiamo intervistato Mimmo Curciarello, Coordinatore regionale Confcooperative Habitat, per capire come le cooperative di comunità potranno contribuire concretamente al futuro dell’Abruzzo.

La nuova legge regionale sulle cooperative di comunità rappresenta una svolta: può spiegare in parole semplici cosa cambia rispetto al passato e quali sono gli elementi più innovativi introdotti?
Ritengo necessario, innanzitutto, precisare che la “Disciplina delle Cooperative di Comunità per il Lavoro e la Produzione” (L.R. 13 novembre 2025, n. 29) non sostituisce la precedente “Disciplina delle Cooperative di Comunità” (L.R. 8 ottobre 2015, n. 25 poi modificata con la L.R. 29 novembre 2021, n. 23) ma la affianca, con l’obiettivo di aggiornare le disposizioni relative alle cooperative attive nella produzione e nel lavoro.
Introduce elementi innovativi rilevanti: elimina il numero minimo di 12 soci, richiede solo quello previsto dal Codice civile, e allarga la comunità di riferimento includendo comuni limitrofi e Unioni di comuni. Sono cambiamenti positivi che favoriscono una visione più ampia dei bisogni territoriali, ma che possono creare conflitti con la legge del 2015, ancora in vigore e più restrittiva. Per questo, si rende necessaria una revisione della normativa precedente.
La nuova legge richiede inoltre che nello statuto sia indicata espressamente la qualifica di “Cooperativa di Comunità per il Lavoro e la Produzione”, un elemento che molte cooperative esistenti non hanno e che potrebbe quindi comportare costi di modifica statutaria.
Restano poi alcune criticità già presenti in passato, come la sostanziale esclusione delle cooperative agricole di conferimento, nonostante l’introduzione della figura del socio conferitore.
Un aspetto molto positivo è l’allineamento con il Decreto sull’impresa sociale (D.Lgs. 112/2017), che riconosce alle cooperative di comunità la natura e la funzione sociale delle attività svolte.
Preoccupa invece l’estensione della disciplina anche a consorzi e reti d’impresa, senza prevedere che siano composti da cooperative di comunità: questo potrebbe esporre le piccole CdC a una concorrenza sproporzionata nell’accesso a eventuali misure di sostegno future.
Su questi punti, Confcooperative Abruzzo auspica un confronto costruttivo con la Regione per garantire un’applicazione equilibrata ed efficace della nuova legge.


Dal suo punto di vista, quali aree dell’Abruzzo possono trarre maggior vantaggio da questa legge e perché? Quali comuni o zone potrebbero essere “laboratori naturali” per lo sviluppo delle cooperative di comunità?
L’ampliamento della comunità di riferimento è sicuramente l’aspetto più importante di questa legge: fondamentale per molte realtà che potranno non solo affrontare problematiche comuni a più comunità di paesi vicini, ma anche avere un bacino d’utenza più numeroso e quindi un mercato più ampio su cui agire. Se pensiamo che fino a ieri una CdC di un piccolo centro montano o di valle di qualche centinaio di abitanti doveva affrontare un rischio di impresa elevatissimo per via del ridotto numero di utenti, riusciamo a capire l’importanza di questo passaggio. Lavoreremo quindi affinché le comunità si attivino in questo senso e immagino la potenza dirompente di una visione comune e allargata che favorisca non solo il mercato, ma anche la condivisione e la coesione di comunità che sappiamo oggi, in qualche caso, soffrire di attriti e rivalità. Lo definirei un “laboratorio sociale”.

Che ruolo vede per le cooperative di comunità nel promuovere l’inclusione sociale, la valorizzazione dei beni locali e la rigenerazione economica nei territori abruzzesi?
Il ruolo di cui le CdC si fanno carico oggi è quello di attivarsi laddove la politica centrale (Stato, Regione, ecc.) non riesce ad arrivare. Gli abitanti si muovono insieme nell’intercettazione dei propri fabbisogni, che siano essi di valorizzazione o rigenerazione del territorio oppure di attivazione di servizi di prossimità, e lavorano per darne risposta attraverso soluzioni che sono definite da loro stessi e che sappiano sostenersi economicamente ed autonomamente nel tempo. Un ruolo che si pone obiettivi ambiziosi, spesso difficili da raggiungere, ma che danno voce ad un sempre più crescente bisogno di maggiore vivibilità dei nostri paesi.

Quali strumenti prevede la legge regionale per sostenere le cooperative di comunità nei loro progetti iniziali?
Ad oggi non vi è stata alcuna forma di sostegno da parte della Regione, anche se in vigore una legge che purtroppo dal 2015 non è stata attuata con norme ad hoc. Quello che posso dedurre al momento è che si voglia intanto costituire finalmente un Albo delle CdC e normare i rapporti tra CdC e amministrazioni locali che possono - anzi, devono! - essere parte fondamentale e costruttiva del percorso delle CdC. Poi, in una fase successiva non troppo lontana nel tempo, ci auguriamo che arrivino incentivi e contributi a sostegno.

Quali ritiene siano le principali sfide per la piena attuazione della legge in Abruzzo?
Aspettiamo le norme, sperando che la burocrazia si alleggerisca e che si mettano a disposizione risorse (non necessariamente solo economiche) a favore delle imprese di comunità. È necessaria anche una buona formazione rivolta ad amministratori e tecnici locali affinché si possa uscire da dinamiche e problematiche relative agli affidamenti di strutture o servizi, anche in forma diretta. Questa è una sfida assolutamente da vincere.

Nei prossimi 3-5 anni, quali sono gli obiettivi che Confcooperative Abruzzo si pone in termini di cooperative di comunità? Come immagina il contributo delle cooperative di comunità al tessuto economico e sociale abruzzese?
Fin dalla nascita delle prime CdC Confcooperative Abruzzo si è fatta promotrice e sostenitrice del settore. Dal 2022 ha costituito la Federazione Regionale di Confcooperative Habitat, che rappresenta e segue le cooperative dell’abitare nei due settori dell’abitazione e della comunità. Seguiamo le CdC nella loro crescita offrendo supporto e consulenza, attivando relazioni tra le diverse realtà attraverso un coordinamento regionale che ha nel tempo formato i soci delle CdC con workshop di capacity building e condiviso programmi ed azioni a livello regionale, con una progettazione condivisa di azioni e connessioni che hanno dato vita ad un organismo eterogeneo e coeso. Siamo presenti anche nel coordinamento nazionale, all’interno del quale stimoliamo e veniamo stimolati verso una crescita che scavalchi i confini regionali che tendono all’isolamento e alla circoscrizione di un’area ormai limitativa (dal 12 al 14 dicembre u.s. si è tenuto il primo incontro nazionale delle CdC al quale abbiamo contribuito nella progettazione). In questo ultimo anno, per la prima volta, Confcooperative Abruzzo ha messo a disposizione del coordinamento un piccolo budget a sostegno delle CdC aderenti; questo a testimonianza dell’impegno da parte degli organi federali che vogliamo confermare per il prossimo quadriennio.
Non possiamo certo dire di rappresentare, individualmente o complessivamente, una forza economica determinante a livello regionale, ma sicuramente, ciascuna cooperativa costituisce un tassello significativo a livello locale. Una cosa che mi sento di poter affermare è che le CdC hanno contribuito e contribuiranno a rivitalizzare il tessuto sociale, stimolando le comunità, anche - e perché no, se necessario - al conflitto e al confronto.

Come convincere cittadini, istituzioni locali e giovani a aderire o partecipare a una cooperativa di comunità? Quali incentivi (sociali, economici) possono essere più efficaci?
Se devo essere franco, il nostro lavoro non è improntato sul “convincimento” dei cittadini alla costituzione di CdC. Il nostro intento è quello di sostenere un’idea progettuale che nasce spontaneamente dagli abitanti; possiamo stimolarle visitando i luoghi, conoscendo i protagonisti e valutandone insieme la sostenibilità ed i rischi dell’iniziativa. L’incentivo deve essere soprattutto di natura sociale: è la comunità che deve far crescere il progetto, riconoscendolo come proprio e rendendolo parte della vita collettiva. Una volta valutata positivamente la sostenibilità del progetto, si avvia il percorso di accompagnamento alla costituzione della cooperativa di comunità. In questa fase entrano in gioco i nostri incentivi economici: la consulenza del lavoro e fiscale gratuita per i primi tre anni, il rimborso delle spese di costituzione, accesso agevolato al credito ed un premio economico alla nascita; tutto questo grazie anche ai nostri partner nazionali di sistema di Confcooperative.

Quali indicatori ritiene utili per misurare il successo delle cooperative di comunità in Abruzzo?
Così come non esiste un modello unico di impresa di comunità, non vi è un modello di misura unico del lavoro svolto dalle CdC. La peculiarità in seno alle CdC è quella della multi-settorialità, che caratterizza l’attività di ognuna. Molte si attivano principalmente nell’accoglienza turistica, altre nella valorizzazione delle risorse che i nostri territori offrono. Sicuramente attivare un solo posto di lavoro in più può essere considerato un successo, a condizione però che non sia un posto di lavoro che avrebbe potuto attivarsi con una qualsiasi altra forma di impresa. Ma ecco, se dovessi usare un criterio di giudizio sincero, lo farei misurando la capacità di reinvestire eventuali utili dell’attività principale in settori dove è difficile arrivare alla sostenibilità economica (penso alle piccole attività agricole e recupero dei terreni incolti, o ai servizi di prossimità come la consegna della spesa o piccoli lavori domestici, oppure alla mobilità condivisa). La creazione, insomma, di un servizio o l’attivazione di un’azione utile a tutta la comunità e non solo ai soci.


“Sono convinto che la forma cooperativa, in particolare quella di comunità, sia fra le poche strade percorribili - in certi casi, come nei nostri piccoli paesi, l’unica - per affrontare dal punto di vista socioeconomico molte delle problematiche che ci affliggono. Non spetta certo a me ricordarlo, ma è evidente che il valore di ogni individuo cresce in modo esponenziale quando si unisce agli altri e si confronta all’interno di una comunità attiva. E allora credo che sia necessario, ora più che mai, che gli abitanti si facciano carico del dovere di ritessere le fila della comunità attraverso la crescita di relazioni e connessioni, di cooperare socialmente ed economicamente per un grado di vivibilità dei paesi più alto e dignitoso: una comunità (o una CdC) diventa di successo quando è capace di confrontarsi con gli abitanti, coglierne i bisogni emergenti e provare a dare una risposta. Che l’esito sia economicamente positivo o meno, conta relativamente: ciò che fa davvero la differenza è la consapevolezza del percorso intrapreso e l’impegno collettivo nel provarci insieme.”
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