Oggi vi portiamo alla scoperta della Cooperativa C.C.T. Costruttori Teramani, con una particolare vocazione per l’edilizia sociale e un approccio integrato che combina competenze nel consolidamento strutturale, nell’efficientamento energetico, nel restauro e nella riqualificazione del patrimonio edilizio, storico e contemporaneo.
Quando e perché è nata la cooperativa?
La cooperativa CCT nasce nel 2007 dall’esperienza di soci che già da molti anni lavoravano insieme in un’altra cooperativa, condividendo un’idea precisa di impresa: un modello fondato sulla responsabilità e sui solidi valori cooperativi. Fin dall’inizio l’obiettivo è stato quello di offrire al territorio una realtà affidabile nel settore edile, capace non solo di eseguire lavori, ma di costruire relazioni.
Nei primi anni CCT operava principalmente come impresa esecutrice per commesse private, ma ben presto ha sentito l’esigenza di ampliare il proprio raggio d’azione per rispondere in modo più completo ai bisogni del territorio. È così che ha sviluppato l’area immobiliare, con un’attenzione particolare all’edilizia sociale, e ha acquisito competenze specifiche nel consolidamento strutturale, nell’efficientamento energetico, nel restauro e nella riqualificazione di edifici, antichi e moderni.
Partita come impresa artigiana, CCT è diventata nel tempo una realtà strutturata che opera in una logica di rete, costruendo partnership solide e rapporti di fiducia duraturi: basti pensare che circa l’80% dei fornitori sono storici.
Quale bisogno o sfida del territorio volevate affrontare?
Uno dei principali traguardi raggiunti grazie al nostro modello cooperativo è la crescita occupazionale stabile e strutturata. Oggi la Cooperativa conta 27 soci e un sistema che coinvolge oltre 200 dipendenti e lavora stabilmente su 3 regioni del centro Italia, con soci che appartengono ai relativi territori: numeri che testimoniano un percorso di sviluppo solido, costruito nel tempo senza perdere coerenza con i valori originari. Il modello cooperativo ci ha consentito di garantire opportunità di lavoro continuative, accompagnando i soci non solo dal punto di vista tecnico e operativo, ma anche sotto il profilo amministrativo e finanziario.
La Cooperativa ha inoltre lavorato con successo sull’obiettivo di conseguire una forte patrimonializzazione che ne sostiene le attività e i percorsi di sviluppo, ed è garanzia di continuità nel tempo.
Quali sono i principali traguardi ottenuti?
Un risultato particolarmente significativo è la continuità generazionale: molti soci artigiani hanno già affrontato o stanno affrontando il passaggio alla seconda generazione, con un grande sostegno dato dalla cooperativa, segno di una struttura capace di durare nel tempo e di creare stabilità reale.
Un altro elemento distintivo è la solidità del gruppo di lavoro. Tecnici, amministrativi e operai sono cresciuti insieme negli anni, con un bassissimo tasso di turn over e con un’integrazione virtuosa tra esperienza dei veterani ed energia dei più giovani. Questa continuità ha inciso direttamente sulla qualità dei servizi offerti, sia al cliente pubblico sia al privato, consolidando rapporti di fiducia che nel tempo si sono tradotti in una forte fidelizzazione.
Operare secondo principi di prudenza, legalità e responsabilità ha permesso alla Cooperativa di costruire un modello imprenditoriale radicato nel territorio, capace di generare occupazione qualificata e valore duraturo, con un equilibrio tra crescita economica e responsabilità sociale.
In che modo l’associazione vi ha supportato?
Confcooperative rappresenta per noi soprattutto uno sguardo trasversale e una forte contaminazione di idee e possibilità. È un contesto che apre a opportunità concrete perché offre una visione sistemica.
Il supporto dell’associazione regionale si è tradotto, in primo luogo, nella possibilità di dialogare con figure chiave del sistema, attivando relazioni e percorsi condivisi.
La dimensione del networking e della rappresentanza ci ha consentito di ampliare le nostre prospettive, immaginare progetti e idee in un’ottica trasversale, contaminarci con altri mondi, stimolarci alla visione ed alla costruzione del possibile, collocandoci all’interno di dinamiche più ampie rispetto a quelle che saremmo stati in grado di immaginare come singola impresa.
Nel nostro caso questo approccio ha generato ricadute concrete, ad esempio, in progetti di rigenerazione urbana e in esperienze significative nell’ambito culturale.
Quali progetti o obiettivi avete per i prossimi anni?
Nei prossimi anni pensiamo sicuramente di consolidare il settore degli appalti, continuando a crescere in termini dimensionali e organizzativi, con particolare attenzione al comparto dei beni culturali, che ci ha già dato importanti soddisfazioni. In questi ambiti abbiamo investito sulla qualità del lavoro e sul rafforzamento della struttura interna, entrando in segmenti sempre più complessi e qualificati.
Allo stesso tempo, sentiamo l’esigenza di tornare alla vocazione originaria della cooperativa, rilanciando con decisione i temi dell’housing sociale e della rigenerazione urbana. Oggi queste sfide richiedono una nuova interpretazione: il contesto è cambiato, così come i bisogni delle comunità. Vogliamo affrontarle mettendo a sistema la natura cooperativa della nostra organizzazione, la capacità di fare rete, di aggregare interessi diversi e di costruire interventi ad alta complessità tecnica, progettuale e urbanistica.
L’obiettivo è lavorare sempre più sui contenuti oltre che sui contenitori: non solo recuperare o realizzare spazi, ma definirne l’identità e il ruolo all’interno della comunità. Vogliamo rafforzare il nostro ruolo aggregativo e catalizzante per generare nuove opportunità di riqualificazione, con un’attenzione forte alla dimensione sociale.
Stiamo anche sperimentando un approccio responsabile agli interventi in ambito urbano, con l’obiettivo di avere cura del contesto fino a diventare soggetto capace di generare valore, condividendo la responsabilità dei beni comuni urbani. Abbiamo ad esempio già realizzato un progetto di valorizzazione e parziale fruizione di un bene di elevato valore culturale, il Teatro Romano di Interamnia Praetuttiorum, su cui stiamo intervenendo per la rifunzionalizzazione.