𝘙𝘪𝘱𝘰𝘳𝘵𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘪𝘯 𝘣𝘢𝘴𝘴𝘰 𝘭'𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘷𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘳𝘪𝘭𝘢𝘤𝘪𝘢𝘵𝘢 𝘔𝘰𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘗𝘦𝘭𝘭𝘪𝘤𝘤𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘲𝘶𝘰𝘵𝘪𝘥𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘐𝘭 𝘊𝘦𝘯𝘵𝘳𝘰 (10 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 2026).
𝗘̀ 𝗟’𝗘𝗠𝗘𝗥𝗚𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗖𝗟𝗜𝗠𝗔𝗧𝗜𝗖𝗔
«𝗩𝗶𝗻𝗶, 𝗼𝗿𝗮 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼»
𝘥𝘪 𝘔𝘰𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘗𝘦𝘭𝘭𝘪𝘤𝘤𝘪𝘰𝘯𝘦
Non è solo questione di clima. Le difficoltà del settore vitivinicolo hanno anche un’altra matrice: quando il ricarico sul vino diventa troppo elevato, il prodotto finisce per essere meno accessibile al consumatore e il consumo ne risente. Per il presidente di Confcooperative Abruzzo, 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗠𝗮𝗿𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮, (l’associazione raggruppa 18 cantine in Abruzzo), «oltre l’emergenza, il vino abruzzese ha bisogno di una strategia».
𝗣𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗶𝗻 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗲𝗻𝗱𝗲𝗺𝗺𝗶𝗮, 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗼, 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗽𝘂𝗻𝘁𝘂𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝘃𝗶𝘁𝗶𝘃𝗶𝗻𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗮𝗹𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶, 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀ 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗲 𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝘁𝗲𝘇𝘇𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼. 𝗤𝘂𝗮𝗹 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗔𝗯𝗿𝘂𝘇𝘇𝗼?
«La narrazione si concentra soprattutto sui numeri della produzione: quanto si raccoglierà in meno, quanto hanno inciso la siccità, le temperature anomale e gli altri fenomeni climatici. Tutto vero, ma non basta».
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻’𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?
«Quest’anno non si possono azzardare percentuali sulla produzione: caldo intenso, siccità prolungata, gelate tardive e grandinate localizzate, rendono difficile stimare i quantitativi finali. La vendemmia in Abruzzo è partita in anticipo, già dalle prime settimane di agosto, per alcune varietà bianche. Per il Montepulciano la fase decisiva è attesa tra settembre e la prima settimana di ottobre. La straordinaria calura ha imposto una concentrazione nei conferimenti in cantina sia delle uve rosse che di quelle bianche. Fermarsi qui significa, a mio avviso, leggere soltanto una parte della realtà».
𝗔𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮…
«Il clima ha solo aggravato le difficoltà del nostro settore, non le ha create. E continuare a leggere la situazione soltanto in questa chiave significa rinviare una discussione che, invece, non può più essere rimandata. Proviamo a immaginare se, negli ultimi quattro anni, il clima ci avesse regalato vendemmie perfettamente normali. Avremmo avuto una produzione talmente abbondante, probabilmente, da rischiare di non avere bottiglie sufficienti per tutto il vino prodotto».
𝗘 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶?
«Giacenze, difficoltà a collocare il prodotto sul mercato, pressione sui prezzi, margini sempre più ridotti. Questo significa che il problema non è soltanto quanto vino produciamo, ma soprattutto come organizziamo la filiera e quanto siamo capaci di governare il mercato».
𝗥𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀ 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗹 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼?
«Le nostre cooperative vinicole devono fare i conti con oneri finanziari importanti: spesso sono costrette a ricorrere a strumenti finanziari per anticipare fatture e sostenere i tempi della filiera. Pesano i costi del trasporto e del carburante, i tempi di consegna e quelli di incasso. Ogni passaggio erode margini».
𝗟𝗲𝗶 𝗳𝗮𝗰𝗲𝘃𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝗳𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶𝗻𝗮𝗺𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗿𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶: 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́?
«La grande distribuzione, in un mercato che presenta evidenti segnali di saturazione, esercita una forte pressione sui listini. Il consumatore aspetta l’offerta sul volantino. Ma quelle promozioni hanno un costo e, alla fine, qualcuno deve sostenerlo: molto spesso è l’impresa. Anche la ristorazione ha una responsabilità».
𝗤𝘂𝗮𝗹𝗲, 𝘀𝗰𝘂𝘀𝗶?
«Quando il ricarico sul vino diventa troppo elevato, il prodotto finisce per essere meno accessibile al consumatore e il consumo ne risente. Ma, forse, la questione più importante è un’altra: siamo ancora troppo disgregati. Un settore composto da tante piccole aziende familiari, spesso prive della dimensione necessaria per affrontare i costi, gli investimenti e la complessità dei mercati attuali, non può pensare di competere efficacemente muovendosi soltanto in ordine sparso».
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝘀𝘂𝗴𝗴𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲?
«La cooperazione può rappresentare una leva decisiva. Aggregare non significa rinunciare all’identità di singole imprese o territori, ma mettere insieme forza, competenze, servizi, capacità di investimento e potere contrattuale. Difendere l’identità produttiva abruzzese è un valore; pensare di poter vendere sempre e soltanto ciò che produciamo è un limite».