Quando si parla di economia sociale, il rischio è ancora quello di associarla quasi esclusivamente al welfare, ai servizi alla persona o alle attività rivolte alle fasce più fragili della popolazione. È una parte importante, ma non è tutto.
L'economia sociale è anche 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮, 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼, 𝗶𝗻𝗻𝗼𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗲 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲. E la cooperazione rappresenta una delle sue espressioni più consolidate.
𝗢𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲.
Per molto tempo siamo stati abituati a pensare all'economia e alla dimensione sociale come a due ambiti distinti: da una parte la crescita, la competitività e il mercato; dall'altra la solidarietà, il welfare e la risposta ai bisogni delle comunità. Il modello cooperativo dimostra che questa contrapposizione non è necessaria. Una cooperativa è un'impresa che deve essere economicamente sostenibile, competitiva e capace di innovare. E lo fa perseguendo anche una finalità che va oltre la massimizzazione del risultato individuale: 𝗰𝗿𝗲𝗮𝗿𝗲 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶 𝘀𝗼𝗰𝗶, 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶, 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝘂𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮. È proprio questa capacità di tenere insieme dimensione economica e dimensione sociale a rendere oggi l'economia sociale un tema strategico.
𝗨𝗻 𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀ 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗴𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.
Il riconoscimento di questa dimensione non è soltanto una riflessione teorica. Il Governo ha recentemente presentato l'informativa sul 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, documento programmatico che nasce anche in risposta alla Raccomandazione dell'Unione europea del novembre 2023. Confcooperative ha accolto questo passaggio come un primo passo verso una politica di sviluppo per la cooperazione, sottolineando la necessità di un riconoscimento più chiaro del ruolo dell'economia sociale nelle politiche economiche del Paese. Il tema è quindi destinato ad avere un peso crescente: non soltanto per le cooperative sociali o per gli enti che operano nei servizi, ma per l'intero sistema cooperativo.
𝗨𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶.
Pensiamo a una cooperativa agricola che non si limita a commercializzare i propri prodotti, ma investe nella valorizzazione del territorio. Pensiamo a una cooperativa sociale che crea occupazione e, nello stesso tempo, costruisce servizi che rispondono a bisogni che il sistema pubblico non riesce da solo a intercettare. Pensiamo a una cooperativa di lavoro che mette in comune competenze e opportunità.
Pensiamo a una cooperativa di consumo che contribuisce a mantenere servizi e presidi economici nelle comunità. Sono realtà diverse, ma accomunate dalla stessa capacità: 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲. Ed è proprio questa capacità che assume particolare rilevanza in una fase in cui territori e comunità devono affrontare sfide complesse: invecchiamento della popolazione, trasformazioni del lavoro, transizione digitale e ambientale, fragilità sociali e necessità di mantenere servizi e opportunità anche nelle aree più periferiche.
𝗜𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝗰𝗲𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗲 𝗰𝗼𝗲𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲
La vera sfida è costruire modelli di sviluppo capaci di tenere insieme entrambe. Perché un territorio non cresce davvero se aumenta il valore economico ma perde persone, servizi e coesione. E non può garantire benessere nel lungo periodo se non dispone di imprese solide, capaci di creare lavoro, innovare e investire.
𝗟'𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗮 𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗱𝘂𝗲 𝗲𝘀𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲.
La cooperazione lo fa da sempre. Per questo oggi non dovrebbe essere considerata soltanto una modalità particolare di organizzare un'impresa, ma una componente importante del sistema economico e una risorsa per lo sviluppo dei territori. È questa la prospettiva con cui Confcooperative Abruzzo guarda al futuro: 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀, 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼.